RITSOS E IL MITO

di Eliana Sormani

Il mito, dal greco Mythos, (parola, discorso), nasce all’alba dei tempi nel mondo ellenico, culla della nostra civiltà, e da lì ancora oggi a distanza di millenni continua a manifestarsi.
In ogni angolo della Grecia, tra i colori trasparenti del suo mare, tra gli antichi resti delle sue città, in ogni lembo della sua terra, arsa dal sole o lussureggiante di ulivi, si respira il suo inconfondibile spirito.
Un mondo, quello della mitologia greca, che nasconde in sè un senso di magia e di mistero, che ispirando scrittori e poeti, supera le barriere del tempo sopravvivendo alla storia passata e presente. Da Esiodo a Omero, da Catullo a Virgilio, da Ovidio a Livio e ancora da Foscolo a Pascoli, rivisitati e ricordati da tutta la lirica novecentesca, i miti classici sono approdati ai nostri giorni e in essi i poeti greci del XX secolo hanno trovato la misura della loro identità, uniti nel custodire un patrimonio culturale antico che è alla base della loro e della nostra civiltà.
E proprio sul mito si incentra il volumetto “Neppure la mitologia. 36 poesie da Ripetizioni” di Ghiannes Ritsos recentemente pubblicato dalla casa editrice palermitana Torri del Vento. Versi egregiamente scelti e tradotti da Maria Caracausi. Una raccolta in cui passato mitologico e presente si fondono per permettere al poeta di esprimere la sua concezione del mondo. Il titolo stesso “Ripetizioni” allude al continuo ripetersi di situazioni nel mito uguali, o almeno molto simili, alle vicende presenti. Una silloge che il poeta aveva composto insieme ad altre due raccolte “sorelle” “Pietre” e “Sbarre” durante gli anni di prigionia, tra il 1963 e il 1969, in seguito pubblicate in un’ unica opera dal titolo “Pietre Ripetizioni Sbarre”, quando ancora Ritsos era recluso.
Ghiannes Ritsos, fu un artista poliedrico, poeta, musicista, attore e scrittore teatrale nonché addirittura pittore. Egli è considerato insieme a Konstantinos Kavasis, a Kostis Palamas, Giorgos Seferis e Odysseas Elytis uno dei più importanti poeti greci contemporanei ed è il poeta greco di cui esiste il maggior numero di testi tradotti in lingua italiana, raccolti in ben diciassette volumi. Solo un terzo delle sue opere ad oggi è stato pubblicato e questo perchè tutte scritte in uno stato di costrizione e spesso andate perdute o non ancora rinvenute (molte delle sue poesie venivano infatti scritte su pacchetti di sigarette nascoste in bottiglie e affidate alla fortuna o agli amici).
Si dice che non vi fosse giorno in cui il poeta non scrivesse versi. Per lui la poesia era fonte di vita, l’unica capace di dare speranza e di sopravvivere all’uomo.
“ Disse: credo nella poesia, nell’amore, nella morte,/ perciò credo nell’immortalità. Scrivo un verso,/ scrivo un mondo; esisto; esiste il mondo/. Dall’estremità del mignolo scorre un fiume. /Il cielo è sette volte azzurro. Questa purezza/ è di nuovo la prima verità, il mio ultimo desiderio.” da “Lascito”, Pietre, Ripetizioni, Sbarre.
Grazie alla poesia sopravvive al dolore e alla sofferenza dei lunghi periodi di isolamento manifestando tutto il suo amore per le cose semplici, per la libertà, per la giustizia sociale e per la sua terra.
“Dietro cose semplici mi nascondo, perchè mi troviate;/se non mi trovate, troverete le cose/toccherete ciò che ha toccato la mia mano/si incontreranno le impronte delle nostre mani/…”. da “Il senso della semplicità”.
La sua terra il poeta riesce a rappresentarla e descriverla con una sensibilità senza confini, riuscendo a sintetizzare armoniosamente nelle sue composizioni gli elementi del quotidiano con gli arcaici elementi della tradizione mitologica.
Ritsos nasce nel 1909 a Monemvasia, una città fortificata che sorge su un imponente sperone roccioso, unito alla terraferma da un piccolo lembo di terra, con una sola porta d’entrata e una sola porta d’uscita. Una città dai colori del mare greco, nel centro della Lakonia, sulla costa orientale del Peloponneso. Fondata dai laconi, Monemvasia mostra nella sua stratificazione archeologica tutta al storia della Grecia, dall’epoca arcaica all’epoca romana, dalla dominazione bizantina fino al periodo di conquista veneziana e poi ottomana.
Una città che porta in sé i segni della costrizione, come in costrizione scrisse e visse gran parte della sua vita Ritsos.
Una serie di tragedie famigliari segna la sua giovinezza: la madre e la sorella vengono colpite dalla pazzia, il padre perde gran parte del patrimonio famigliare a causa del gioco, lui, colpito da tisi, trascorre lunghi periodi in sanatori per nullatenenti in condizioni di segregazione e di disumana sofferenza.
Portavoce di una Grecia libera e indipendente. fin dagli anni giovanili entra nelle file della sinistra, partecipa alla lotta di resistenza contro i nazisti e poi alla guerra civile, subendo le persecuzioni dei governi dittatoriali e reazionari succedutosi in Grecia tra il 1936 e il 1970.
Come intellettuale militante ha con il regime spesso un rapporto ambiguo tanto che trascorre buona parte della sua esistenza in campi di lavoro, pur essendo considerato dal regime un simbolo della cultura greca.
Come per altri poeti greci del XX secolo il mito, per Ritsos, è un elemento imprescindibile della sua produzione poetica. Il racconto mitologico è il nucleo tematico principale della sua opera più conosciuta “Quarta dimensione”, uscita nel 1972 e più volte portata in scena in Italia dalla regista Elisabetta Pozzi, che raccoglie 17 poemetti, monologhi teatrali, di cui 14 di carattere mitologico, mutuando la teoria della relatività di Einstein, così come è ricorrente nei suoi componimenti poetici minori.
Ritsos si potrebbe a tutti gli effetti definire un “filomito”, un “cultore del mito, amante del meraviglioso”, intendendo questo termine, (che non esiste nella lingua italiana) così come lo usava Aristotele, che lo distingueva da “filosofo”, secondo un commento di Tommaso d’Aquino.
Per Ritsos il mito riesce ad essere un elemento di continuità tra passato e presente. Diventa misura di lettura del suo presente, nella sua fusione con la semplicità degli elementi della vita quotidiana.
“Non scordiamoli mai -disse- i buoni insegnamenti, quelli/dell’arte greca. Sempre il celeste a fianco a fianco/con quotidiano. A fianco all’uomo: l’animale e l’oggetto -/un braccialetto sul braccio della dea nuda; …” (da I modelli)
Il poeta greco, due volte vincitore del premio Lenin per la pace e ben nove volte candidato al Nobel per la Letteratura, riesce a rappresentare e descrivere il mondo greco senza confini di spazio o di tempo, riuscendo a sintetizzare armoniosamente nelle sue composizioni gli elementi del quotidiano con gli arcaici elementi della tradizione mitologica.
Il mito non è però per lui una consolazione, così come non è la soluzione ai propri mali.
E infatti in “Neppure la Mitologia” il poeta dichiara “… e più tardi, quando si accesero i lampioni/entrammo dentro e ricorremmo di nuovo alla Mitologia, cercando/ qualche correlazione più profonda, una lontana, generale allegoria/che potesse lenire l’angustia del nostro vuoto. Non abbiamo trovato niente. Poveri ci sembrarono i semi del melograno e Persefone/ davanti alla notte che calava pesante e nell’assoluta assenza”.
La mitologia non può essere la chiave di tutto, di giorno la mitologia può funzionare, ma quando cala la notte e la bellezza svanisce ci si trova soli in una situazione di costrizione, allora c’è il vuoto e la mitologia non può colmare questo vuoto.
Per comprendere a fondo le poesie di Ritsos di contenuto mitologico (nello specifico Ripetizioni e Quarta dimensione) bisogna ricordare che sono state tutte composte in una situazione di costrizione tanto che possono ben definirsi una specie di diario mitologico e politico.
Per lui, come per altri poeti, il mito non è solo un modo per eludere la censura, ma avendo un valore universale il mito gli permette di parlare ad un pubblico più vasto, internazionale, così come nel mito ritrova la propria identità neogreca in un contesto europeo, quello del XX secolo, in cui la Grecia nasce legittimata e riconosciuta, perchè erede e custode della nostra cultura.
Paradossalmente però il poeta ha una conoscenza della letteratura antica quasi esclusivamente scolastica tanto che portava sempre con sé in valigia due volumi divulgativi di Jean Richepin sui miti e raramente si avvicina in modo diretto alle fonti del mito.
Il mito forse per questa ragione va a fondersi con il culto delle cose semplici, in un accostamento armonioso e mai forzato in cui a vincere è esclusivamente la poesia, che in eterno sopravvive permettendo al poeta di uscire e di insegnare qualcosa all’umanità, trasformando la sua situazione particolare in una condizione universale.

Ghiannis Ritsos “Neppure la mitologia. 36 poesie da “Ripetizione” scelte e tradotte da Maria Caracausi, Torre del Vento edizioni, Giugno 2018, pagg.92, euro 10,00