La dominazione veneziana si insediò nelle isole Cicladi tra il 1204 e il 1207, a seguito della quarta crociata, conclusasi con la conquista di Costantinopoli, e si protrasse per circa 300 anni, fino al 1537, quando i turchi di Barbarossa si impadronirono dell’arcipelago. La liberazione dai turchi e l’unione con la Grecia, avvenne per le Cicladi nel 1832, a undici anni dall’inizio della lotta per la liberazione. Uniche eccezioni Naxos, conquistata dai turchi nel 1566, e Tinos, sottomessa solo nel 1715 e liberata nel 1821. Questi feudi isolani non facevano parte dello Stato di Venezia, non essendo retti direttamente da magistrati dogali, ma appare evidente che senza la protezione di Venezia non avrebbero avuto possibilità di sopravvivere.

Marco Sanudo, nipote del doge Enrico Dandolo, nel 1027 costituì il Ducato con sede a Naxos. L’occupazione dell’arcipelago fu completata nel 1210 con l’insediamento nelle isole di numerose famiglie patrizie veneziane: oltre ai Sanudo e ai Dandolo si trovano i Ghisi, i Venier, Barozzi, Foscolo, Viaro, Querini, Zen, Giustinian, Premarin, Michiel, Pisani, Sagredo, Loredan, Tocco, Ziani, Corner.

Ancora oggi molti greci delle Cicladi portano cognomi derivati dalle famiglie patrizie della Repubblica veneta (assunti da persone legate alle antiche famiglie non tanto da vincoli di parentela, quanto da rapporti di subordinazione) e molti altri che appartengono all’area italiana – e veneta in particolare – come Dellatollas, Vidalis, Foskolos, Andriotis, Darmis, Daveronas, Contaratos, Delavinias, Barbarigo, Colombos, Ferrera e Daferrera, Malatesta, Roccas, Zorzis, Sommariva (resti di un castello appartenente a questa nobile famiglia lodigiana si trova a Naussa, nell’isola di Paros e in altre località). Gli abitanti delle Cicladi, senza rendersene conto, nel linguaggio quotidiano usano oggi parole di origine italiana.

Nella maggior parte dei casi questi «veneziani» sono e si sentono greci a tutti gli effetti, ma non mancano casi di esponenti della borghesia che abita l’antico castello sulla Chora di Naxos, consapevoli e fieri di derivare dalla nobiltà della Repubblica di San Marco. Le loro dimore conservano tracce di un passato aristocratico e ostentano fregi e stemmi di famiglie veneziane. Proprio a Naxos è visitabile una casa-museo i cui proprietari sono diretti discendenti delle famiglie Della Rocca-Barozzi, una delle 12 che fondarono Venezia.

Naxos è ricca di testimonianze civili e religiose legate al cattolicesimo. Nel castro che domina la città e il porto si trova la cattedrale cattolica di architettura bizantina risalente al XII secolo, nella quale si conserva una delle più antiche icone di tutta la Grecia, la Vergine col Bambino, recante sul retro l’effigie di San Giovanni Battista.

Dietro la cattedrale si eleva il palazzo episcopale, che fu sede del ducato di Naxos. La diocesi di Naxos comprende oltre a Naxos le isole di Tinos, Andros e Mikonos. Sempre accanto alla chiesa cattedrale si trovano la cappella personale del duca Marco Sanudo, dedicata all’Immacolata Concezione, e i conventi dei padri Gesuiti (che arrivarono a Naxos nel 1627 e vi ressero fino a 1929 una scuola commerciale) e quello delle suore Orsoline che dal 1670 al 1976 vi gestirono una prestigiosa scuola greco-francese. Ai margini del castro veneziano sopravvive la chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova, compresa nell’antico convento dei frati cappuccini.

La lunga dominazione veneta nelle Cicladi è testimoniata da numerose chiese cattoliche, resti di fortificazioni e di edifici adibiti a dimora anche in altre isole, soprattutto a Tinos e Syros, e poi a Paros, Andros, Santorini, Ios, Folegandros, Amorgos.

A Tinos e Syros metà degli abitanti è cattolica. A Tinos fino al XIX secolo lo era la quasi totalità degli abitanti, prima che vi si rifugiassero greci ortodossi per scampare alle persecuzioni turche.

Risale al XVII secolo il monastero dei cappuccini di Syros, con la chiesa di Aghios Ioannis (San Giovanni), mentre i gesuiti un secolo più tardi vi fondarono a loro volta un monastero con la chiesa di Panaghia Karmelo (Madonna del Carmelo).

Influsso linguistico

L’influsso del veneto sui dialetti neogreci delle aree che hanno conosciuto la dominazione della Serenissima varia in base al dialetto (ed è spesso legato al lessico della nautica), ma in molti casi è stato fortissimo: basti pensare ad esempio che nel 1938 il linguista e filologo Henry R. Kahane (1907-1992) raccolse, nei dialetti delle Isole Ionie (che hanno fatto parte di Venezia sino alla caduta della Repubblica nel 1797), circa 5000 tra italianismi e venetismi. E’ stata da parte sua una stima parziale, visto che poi l’indagine linguistica dovette essere interrotta a causa dello scoppio della guerra. Questi termini, comunque, sono oggi in gran parte obsoleti.

Molti venetismi – o parole greche che presentano influenze venete – di sicura (o molto probabile) provenienza sono entrati nello stesso neogreco standard. Tra quelli ancora presenti possiamo ricordare:

  • αβαράρω (avaràro) = varare (naut.) (cfr. ven. avarar);
  • βελούδο (velùdho) = velluto (cfr. ven. veludo, termine che già era entrato in età bizantina);
  • καδένα (cadhèna) = catena (naut.); catena dell’orologio (cfr. ven. cadena);
  • καμινάδα (caminàdha) = canna fumaria (cfr. ven. caminada);
  • καρέκλα (carècla) = sedia (cfr. veneto carèga, a loro volta dal greco antico καθέδρα);
  • κατσαρόλα (catsaròla) = casseruola (cfr. ven. cazzaròla);
  • κονσεγιέρης (consejèris) = consigliere (cfr. ven. consegier);
  • λαμαρίνα (lamarìna) = lamiera; latta (cfr. ven. lamarin);
  • λα(γ)ούτο (lagùto – laùto) = liuto (cfr. ven. laùto);
  • μαϊνάρω (mainàro) = ammainare (naut.) (cfr. ven. mainar);
  • μαραγκός (marangòs) = falegname (cfr. ven. marangon);
  • (μ)περγαντί (bergandì – pergandì) = brigantino (cfr. ven. bergantin);
  • μπάρμπας (bàrbas) = zio (solo nella lingua popolare); appellativo dato a persone anziane (cfr. ven. bàrba [zio]);
  • παστιτσάδα (pastitsàdha) = pasticcio (cfr. ven. pastizzada);
  • περούκα (perùca) = parrucca (cfr. ven. peruca);
  • πομάδα (pomàdha) = pomata (cfr. ven. pomada).

Inoltre, da segnalare l’origine veneta del suffisso neogreco -άδα (-àdha; cfr. ven. -àda), corrispondente all’italiano -ata: ad es. πορτοκαλάδα, aranciata (portocalàdha).

Bibliografia

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